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Francesco Petrarca: vita e opere del padre dell'Umanesimo

3 giorni fa
Tempo di lettura: 6 min

Se chiedi a un liceale chi era Petrarca, la risposta quasi sempre è una sola: il poeta di Laura. È vero, ma è una verità a metà. Per i suoi contemporanei Petrarca era soprattutto un uomo di lettere in latino, un cacciatore di manoscritti antichi, uno studioso che voleva riportare in vita il mondo di Cicerone e di Virgilio. Il poeta in volgare è arrivato dopo, e ha oscurato il resto.


Una vita raccontata da lui stesso

Prima di cominciare, un'avvertenza. Di Petrarca sappiamo moltissimo, e quasi tutto da lui. Le fonti principali sono le sue lettere, riscritte e sistemate negli anni per dare di sé un'immagine esemplare. Quando una data ci arriva solo dalla sua penna, conviene trattarla con prudenza.


La vita

Francesco Petrarca nacque ad Arezzo il 20 luglio 1304, secondo la data tradizionale.

Il padre, ser Petracco, era un notaio fiorentino di parte guelfa bianca, bandito da Firenze nel 1302 negli stessi anni dell'esilio di Dante. La madre si chiamava Eletta Canigiani. Nascere in esilio segnò il poeta: per tutta la vita Petrarca fu un uomo senza una città, e di questa condizione fece quasi un tratto del proprio carattere.

La famiglia si spostò in Toscana, poi seguì la corte dei papi. Nel 1312 si stabilì a Carpentras, vicino ad Avignone, dove i pontefici risiedevano dal 1309. Qui Francesco studiò con il letterato Convenevole da Prato. Nel 1316 il padre lo mandò a studiare diritto a Montpellier e, dal 1320, a Bologna. Petrarca visse quegli studi con fastidio: la sua passione erano i classici latini. Nel 1318 o 1319 perse la madre, e le sue prime prove in versi latini sono un lamento per lei. Nel 1326 morì il padre. Fu la fine degli studi di legge.


Avignone e i Colonna

Tornato ad Avignone, Petrarca doveva guadagnarsi da vivere. Prese lo stato clericale, utile per avere i benefici ecclesiastici che gli permisero di vivere di studio. Entrò poi al servizio della potente famiglia Colonna: dal 1330 fu cappellano del cardinale Giovanni Colonna. Fu un rapporto di protezione e di dipendenza insieme, che gli lasciò il tempo per leggere e scrivere.

Nel 1327, il 6 aprile, secondo il suo racconto, vide per la prima volta Laura nella chiesa di Santa Chiara ad Avignone. Per la vita reale di Petrarca fu forse un fatto marginale. Per la sua vita letteraria fu decisivo, come vedremo.

Gli anni avignonesi sono anche gli anni delle scoperte. Nel 1333, durante un lungo viaggio nel Nord Europa, trovò a Liegi un'orazione di Cicerone, la Pro Archia. In seguito lavorò a un'edizione delle decadi di Livio. Con questi gesti Petrarca fa quello che farà l'Umanesimo: cerca i testi antichi, li confronta, li restaura.


Valchiusa e la corona d'alloro

Nel 1337 Petrarca si ritirò a Valchiusa, presso le sorgenti del fiume Sorga, in un luogo di quiete che descrisse come un rifugio per le Muse. Qui concepì molte delle sue opere. Ed è da qui che si mosse per il momento più celebre della sua carriera: l'incoronazione poetica. Il 1° settembre 1340 gli arrivarono inviti da Parigi e da Roma. Scelse Roma, ma prima volle essere esaminato da Roberto d'Angiò, re di Napoli. La cerimonia si tenne in Campidoglio nell'aprile 1341. Sulla data esatta le fonti non coincidono: lo stesso Petrarca indica l'8 e il 13 aprile, mentre altri documenti riportano il 9 e il 17. Dopo il discorso sulla verità della poesia, la corona d'alloro fu deposta sull'altare di San Pietro.


Anni inquieti

Dopo la corona Petrarca visse in movimento: Parma, Verona, Napoli, poi di nuovo Avignone. Nel 1343 il fratello Gherardo entrò nella certosa di Montrieux. La scelta del fratello, che aveva preso la via del silenzio, lo scosse profondamente. Gli studiosi leggono in questo periodo di crisi un legame con il Secretum, di cui parleremo.

Nel 1347 sostenne con entusiasmo il tentativo di Cola di Rienzo a Roma, poi fallito. Nel 1348, mentre era a Parma, ricevette la notizia della morte di Laura. Annotò quel giorno sul suo Virgilio, oggi conservato alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Nel 1350 passò da Firenze, dove incontrò Boccaccio, con il quale nacque un'amicizia lunga e fertile.


L'Italia: Milano, Venezia, Arquà

Nel 1353 Petrarca lasciò definitivamente la Provenza. Si fermò a Milano, ospite dei Visconti, dove rimase circa otto anni. Fece da diplomatico e scrisse molto. Furono anni criticati dagli amici, che non capivano come potesse servire un signore. Nel 1362, spinto anche dalla peste, tornò a Padova e poi a Venezia, dove la Repubblica gli concesse una casa sulla Riva degli Schiavoni.

Nel 1370 si ritirò ad Arquà, sui colli Euganei, con la figlia Francesca e il genero. Qui continuò a scrivere fino alla fine. Morì tra il 18 e il 19 luglio 1374, alla vigilia dei settant'anni.


Le opere religioso-morali

Il gruppo delle opere religioso-morali raccoglie gli scritti in cui Petrarca interroga se stesso e la propria fede. Sono tutti in latino. Hanno in comune una domanda: come vivere in modo giusto, tra gli studi e le passioni terrene, senza perdere Dio.


Il Secretum

Il Secretum è l'opera più importante di questo gruppo. Il titolo completo è Secretum meum, con la spiegazione "del conflitto segreto delle mie preoccupazioni". È un dialogo in tre libri tra Francesco e sant'Agostino, alla presenza della Verità. Agostino fa le domande che Petrarca non osa farsi, e Francesco risponde con una sincerità a tratti spietata.

Il male di Petrarca è una debolezza della volontà. Vuole il bene, ma non riesce a volerlo fino in fondo. Ama Dio, ma non abbastanza da dimenticare Laura e il desiderio di gloria. Sulla data di composizione non c'è accordo. La datazione tradizionale è il 1342-43. Studi recenti propongono invece tre fasi, tra il 1347 e il 1353.


De vita solitaria e De otio religioso

Sono due trattati brevi, entrambi ispirati al desiderio di ritiro. Il De vita solitaria fu scritto nel 1346 e ampliato più tardi. Elogia una solitudine addolcita da molti libri e da pochi amici scelti. Il De otio religioso, composto nel 1347 e poi rivisto, è dedicato ai monaci certosini, tra cui il fratello Gherardo, e vede nella quiete lo spazio della contemplazione di Dio.


Psalmi penitentiales e altri scritti

I Psalmi penitentiales sono sette preghiere in prosa ritmica, di datazione incerta. Alcuni studiosi li collegano alla crisi del 1343. A questo gruppo si aggiunge l'Itinerarium syriacum, del 1358, una guida per chi vuole andare dall'Italia in Terrasanta. Più tardi Petrarca scrisse anche il De remediis utriusque fortune, iniziato nel 1354 e finito nel 1366: un manuale morale che insegna a non esaltarsi per la buona sorte e a non abbattersi per la cattiva. Fu molto letto nel Rinascimento.


Le opere umanistiche

Qui Petrarca appare nel ruolo che gli diede la fama in vita: quello dello studioso dell'antichità. Il suo progetto è riportare Roma alla conoscenza diretta, senza le favole del Medioevo, e conciliare la cultura classica con la fede cristiana.


Africa

L'Africa è un poema epico in esametri latini sulle imprese di Scipione l'Africano. Fu iniziato nel 1338 e lasciato incompiuto. Petrarca ci mise dentro la propria inquietudine e una sensibilità cristiana. I contemporanei non poterono leggerlo, perché fu pubblicato solo nel 1396. Eppure la sua fama di poeta nacque anche da quest'opera, che gli valse la corona d'alloro.


De viris illustribus e Rerum memorandarum libri

Il De viris illustribus è una raccolta di biografie di uomini illustri. Fu cominciata intorno al 1338-39 con Scipione e allargata negli anni ad altri personaggi. Rimase incompiuta e il suo allievo Lombardo della Seta ne completò i riassunti dopo la morte del maestro.

I Rerum memorandarum libri, del 1343-45, sono anch'essi incompiuti: ne restano quattro libri e un frammento. Raccolgono esempi di virtù, e ammettono per eccezione anche personaggi contemporanei.


Le lettere: Familiares, Seniles, Epistole

Le lettere sono forse la parte più viva dell'opera latina. Petrarca le scelse e le sistemò per farne un modello di alta letteratura, sul modello di Cicerone e di Seneca. I Familiarium rerum libri sono ventiquattro libri con circa 350 lettere. Le Seniles sono 125 lettere in diciassette libri, della vecchiaia. Le Sine nomine sono lettere contro la Curia avignonese, scritte senza nome del destinatario per prudenza. Le Epystole sono lettere in versi, in tre libri. La lettera Posteritati, rimasta incompiuta, doveva chiudere le Seniles e racconta la sua vita fino al 1351.


Bucolicum carmen e polemiche

Il Bucolicum carmen raccoglie dodici egloghe in latino, scritte negli anni 1346-48. Poi ci sono le opere polemiche: tra queste il De sui ipsius et multorum ignorantia, del 1367, scritto contro quattro averroisti veneziani che lo avevano definito un uomo dabbene ma ignorante.


Canzoniere e Trionfi: un cenno

Il Canzoniere, il cui titolo originale è Rerum vulgarium fragmenta, è la raccolta di 366 componimenti in volgare che ha fatto di Petrarca il modello della lirica europea. Il suo protagonista è l'io del poeta, con Laura come figura centrale. Petrarca lo rielaborò per decenni, fino agli ultimi giorni. I Trionfi sono un poema in volgare in terzine su amore, castità, morte, fama, tempo ed eternità. Una parte importante del lavoro risale agli anni milanesi. A entrambi dedicheremo articoli propri, con l'analisi dei testi.


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