Tuttor ch'eo dirò gioi, gioiva cosa di Guittone d'Arezzo: Analisi del testo
Quattordici versi e una parola sola. In Tuttor ch'eo dirò gioi, gioiva cosa Guittone d'Arezzo ripete la radice gioi- venticinque volte, e lo fa per dire una cosa precisa: la donna amata è la gioia stessa. Il sonetto sembra un gioco. È un gioco serio, costruito con rigore, e mostra bene come si scriveva d'amore nel Duecento.
Introduzione al sonetto
Guittone d'Arezzo è il maggior esponente della poesia italiana prima di Dante. La sua produzione si divide in due fasi. Prima scrive soprattutto poesia d'amore. Poi, dopo una crisi spirituale collocata intorno al 1265 e l'ingresso tra i Frati Godenti, passa a temi morali e religiosi. Questo sonetto appartiene alla prima fase. Non ne conosciamo la data di composizione: collocarlo prima della conversione è ragionevole, ma resta una deduzione.
Il titolo è il primo verso, come per quasi tutte le poesie di questo periodo. Nell'edizione curata da Francesco Egidi per la collana Scrittori d'Italia (Laterza, 1940), che usiamo qui, è il numero 31 della raccolta, con il sommario "Perché chiamerà gioia la sua donna". Il sommario spiega il senso del testo: il poeta annuncia che da quel momento chiamerà gioia la donna, e ogni volta che userà la parola il lettore capirà di chi parla.
La parola chiave viene dalla lirica dei trovatori. Il joi provenzale indica la gioia che nasce dall'amore, fatta di felicità, ammirazione per la dama e ideali cortesi. Guittone la prende e la porta all'estremo. Gli studi sulla poesia romanza hanno mostrato che già alcuni trovatori usavano joi, accompagnato da un aggettivo, come nome poetico per la donna amata.
Il metro del sonetto
Il componimento è un sonetto, non una canzone. Ha quattordici versi, che sono endecasillabi, divisi in due quartine e due terzine. Lo schema delle rime è: ABAB, ABAB, CDC, DCD. Nelle quartine le rime sono alternate e ripetute: negli otto versi delle due quartine ci sono solo due suoni, -osa e -ello. Le terzine hanno rime invertite, -ento e -oso.
La misura endecasillaba è indicata dai commenti che ho consultato.
Due dettagli aiutano a leggere il suono. Il primo: la rima A raccoglie gioiosa (verso 3) accanto a cosa, posa e amorosa, quindi anche in posizione di rima si sente l'eco della parola chiave. Il secondo: nella seconda terzina il verso 12 e il verso 14 chiudono con disioso e riposo, due parole che raccontano lo scopo del testo, il desiderio che cerca pace.
Testo e parafrasi affiancata
Il testo riportato è quello dell'edizione Egidi (Bari, Laterza, 1940).
Testo | Parafrasi |
Tuttor ch'eo dirò gioi, gioiva cosa, intenderete che di voi favello, che gioia sete di beltá gioiosa e gioia di piacer gioioso e bello: | Ogni volta che dirò "gioia", o cosa gioiosa, capirete che parlo di voi, perché voi siete gioia di una bellezza gioiosa e gioia di un piacere gioioso e bello: |
e gioia in cui gioioso avenir posa, gioi d'adornezze e gioi di cor asnello; gioia in cui viso è gioi tant'amorosa, ched è gioiosa gioi mirare in ello. | gioia in cui riposa una gioiosa avvenenza, gioia di eleganza e gioia di un corpo agile; gioia il cui volto è una gioia così piena d'amore che guardarlo è una gioia gioiosa. |
Gioi di volere e gioi di pensamento e gioi di dire e gioi di far gioioso e gioi d'onni gioioso movimento: | Gioia del volere e gioia del pensiero, gioia del parlare e gioia dell'agire gioioso, gioia di ogni gesto gioioso. |
Perch'eo, gioiosa gioi, sí disioso di voi mi trovo, che mai gioi non sento, se 'n vostra gioi il meo cor non riposo. | Per questo io, gioia gioiosa, ho tanto desiderio di voi che non provo mai gioia, se il mio cuore non trova pace nella vostra gioia. |
Alcune parole vanno spiegate:
gioi: forma toscana del provenzale joi, "gioia". Compare accanto a gioia, senza differenza di significato.
gioiva cosa: "cosa gioiosa". Si può leggere come apposizione di gioi ("la parola gioia, cioè cosa gioiosa") oppure come rivolta alla donna. Le letture dei commenti non coincidono.
avenir (verso 5): per alcuni commenti vale "avvenenza, grazia", per altri "avvenire". Nella parafrasi ho scelto il primo senso, ma l'altro è possibile.
adornezze: "grazie, eleganze".
cor asnello (verso 6): i commenti leggono "corpo snello", con cor nel senso di "corpo".
movimento: "atteggiamento, gesto".
Analisi del testo
Il tema: la donna è la gioia
Il sonetto è una lode della donna, tipica della lirica provenzale e siciliana. Non descrive però una persona precisa. Non racconta una scena, non nomina un luogo. Elenca ciò che la donna è: bellezza, piacere, eleganza, volto, volontà, pensiero, parola, azione.
Il ragionamento ha tre momenti. Nei versi 1-8 il poeta fissa il nome: dirà gioia e voi capirete. Nei versi 9-11 l'elenco si allarga a tutta la persona, dal pensiero ai movimenti. Nei versi 12-14 arriva la conseguenza per chi parla: il desiderio è così grande che nessuna gioia esiste, se non dentro la gioia di lei.
La ripetizione come tecnica
Il dato più evidente è la frequenza della radice. Nei quattordici versi la sequenza gioi- ricorre venticinque volte, in tutti i versi tranne il secondo. Il verso 10 ne contiene tre.
La formula gioiosa gioi compare due volte, ai versi 8 e 12. Le forme cambiano: gioi, gioia, gioiva, gioioso, gioiosa. Cambia la funzione grammaticale, non il significato.
Il commento di Gigi Cavalli per Treccani parla di replicatio, la ripetizione ossessiva di una parola e dei suoi derivati, fino alla formula "gioiosa gioi". Il risultato ha qualcosa di magico, come una formula ripetuta ad alta voce. La ripetizione serve anche a costruire il climax: ogni verso aggiunge un aspetto di lei e l'intensità cresce fino al desiderio dell'ultima terzina. Oggi un'accumulazione così spinta può sembrare virtuosismo vuoto. Nel Duecento questo tipo di scrittura era invece apprezzato e ben considerato.
Il joi dei trovatori e il nome della donna
Si discute se gioi sia un nome poetico (in provenzale senhal), cioè il nome fittizio con cui i trovatori nascondevano l'identità della dama. Alcuni commenti lo affermano e leggono Gioi, con la maiuscola, al verso 12 come soprannome della donna. L'edizione Egidi scrive gioi con la minuscola. Vale quindi la pena distinguere. Che la donna sia chiamata gioia è certo. Che questo sia un vero senhal, e non un uso più generico, è una interpretazione.
Lingua e stile
Alcuni commenti collegano il sonetto al trobar clus (di cui Guittone è il massimo esponente Italiano), la maniera difficile e ricercata della poesia provenzale. In questo caso la difficoltà non sta in un testo enigmatico. Sta nel virtuosismo retorico. Il lessico è in parte di origine provenzale e francese, per esempio gioi e, secondo un commento, anche avenir, cor e movimento. Il tono resta cortese: la donna è chiamata voi, e il poeta usa l'apostrofe e l'elenco di qualità.
Una lettura ravvicinata
I versi 1-2 sono un patto con chi legge. Il poeta non descrive: dichiara come userà una parola. Tuttor ch'eo dirò vale "ogni volta che dirò", e da qui in avanti ogni gioi va letto come un riferimento a lei. Il testo spiega il proprio codice prima di usarlo.
Nei versi 9-11 il ritmo cambia. Le formule gioi di si susseguono senza verbi: volere, pensamento, dire, far, poi movimento. L'elenco va dalla mente al corpo, dalla volontà e dal pensiero fino alla parola e all'azione. La donna è gioia in tutto ciò che fa e in tutto ciò che è.
Nei versi 12-14 la sintassi si chiude in una sola frase lunga: sí disioso... che mai gioi non sento, se 'n vostra gioi il meo cor non riposo. Il poeta passa dalla lode alla propria condizione. La gioia è nella donna, quindi lui può trovarla solo in lei. La chiusa con riposo dà al sonetto una pace, dopo la sequenza di ripetizioni.

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