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Crin d'oro crespo e d'ambra tersa e pura di Pietro Bembo: Analisi del testo
Crin d'oro crespo e d'ambra tersa e pura (Bembo, Rime V): metro, testo con parafrasi affiancata e analisi del sonetto. Su Segni Di Carta.
Tempo di lettura: 7 min


Solo et pensoso i più deserti campi di Petrarca: Analisi del testo
Un uomo cammina da solo in un paesaggio vuoto e tiene gli occhi puntati a terra, per evitare le orme di altri uomini. Non cerca la natura: cerca un posto dove nessuno possa leggergli in faccia quello che prova. Eppure, in fondo, non è davvero solo. Solo et pensoso i più deserti campi è il sonetto XXXV del Canzoniere di Francesco Petrarca, e racconta in quattordici versi questa fuga che non riesce.
Tempo di lettura: 6 min


Giunto è già 'l corso della vita mia di Michelangelo Buonarroti: Analisi del testo
Giunto è già 'l corso della vita mia di Michelangelo (Rime 285): metro, testo con parafrasi affiancata e analisi. Su Segni Di Carta.
Tempo di lettura: 7 min


Voi che per li occhi mi passaste ’l core di Guido Cavalcanti: Analisi del testo
In quattordici versi Guido Cavalcanti racconta una morte che non uccide. Un uomo viene colpito da uno sguardo e si accorge, un verso dopo l’altro, di essere rimasto senza forze, senza voce e senza cuore. Non c’è un dialogo e non c’è un racconto: c’è una ferita, e la descrizione quasi clinica di ciò che la ferita provoca. Voi che per li occhi mi passaste ’l core è uno dei sonetti più noti di Cavalcanti e uno dei testi in cui il dolce stil novo mostra il volto più cupo.
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Padre del ciel, dopo i perduti giorni di Francesco Petrarca: Analisi del testo
Un uomo si rivolge a Dio e comincia dal bilancio di ciò che ha sprecato. Giorni perduti, notti passate a vaneggiare, un desiderio feroce acceso dalla vista di una donna. Padre del ciel, dopo i perduti giorni è il sonetto LXII del Canzoniere di Francesco Petrarca, e si legge come una preghiera di pentimento. È anche uno dei testi in cui meglio si vede il conflitto che attraversa tutta la raccolta: l'amore per Laura da una parte, il desiderio di salvezza dall'altra.
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Movesi il vecchierel canuto et biancho di Francesco Petrarca: Analisi del testo
Un vecchio lascia la casa e i figli spaventati, cammina fino a Roma e cerca un volto. Poi il sonetto cambia direzione: il volto che il poeta cerca non è quello di Cristo, è quello di Laura. Movesi il vecchierel canuto et biancho è il sedicesimo componimento del Canzoniere di Petrarca. Si regge su un solo paragone, steso in undici versi e chiuso in tre, e su una parola, «cosí», che lo fa scattare.
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La vita fugge et non s'arresta una hora di Francesco Petrarca: Analisi del testo
Il tempo passa, la morte arriva, e quello che resta è un uomo diviso tra ciò che ricorda e ciò che teme. Il sonetto 272 del Canzoniere di Francesco Petrarca comincia con un verso che i lettori italiani conoscono anche senza sapere da dove venga: «La vita fugge, et non s'arresta una hora». In quattordici versi Petrarca mette in fila passato, presente e futuro, li fa convergere su una sola ferita e chiude con l'immagine di una nave sfasciata. È uno dei testi più usati a scuola
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Fiamma dal ciel su le tue treccie piova di Francesco Petrarca: Analisi del testo
Nel Canzoniere di Petrarca quasi tutto ruota intorno a Laura, al desiderio e al pentimento. Poi arriva un sonetto che non ha nulla di tutto questo. Non c'è una donna amata e non c'è un io che si lamenta: c'è una maledizione, rivolta a una città, che comincia chiedendo a Dio di farla bruciare. Fiamma dal ciel su le tue treccie piova è uno dei testi più violenti della raccolta, e uno dei pochi in cui la poesia amorosa lascia il posto all'invettiva politica e religiosa.
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Erano i capei d’oro a l’aura sparsi di Francesco Petrarca: Analisi del testo
Il sonetto comincia con un verbo all’imperfetto e con una luce. «Erano i capei d’oro»: non c’è un invito, non c’è un saluto, c’è un’immagine che il poeta ricorda e che nel ricordo brilla ancora. Quattordici versi bastano a Petrarca per mettere insieme una donna che sembra un angelo, un innamoramento improvviso e una frase finale che suona come una sentenza: anche se lei non fosse più com’era, la ferita resta. Erano i capei d’oro a l’aura sparsi è il numero 90 del Canzoniere (
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Era il giorno ch'al sol si scoloraro di Francesco Petrarca: Analisi del testo
Il terzo sonetto del Canzoniere racconta un incontro, ma non lo racconta come un incontro. Petrarca non dice dove né come ha visto Laura: dice in quale giorno è stato preso. E sceglie il giorno più carico del calendario cristiano, quello in cui il sole si oscura per la morte di Cristo. In quattordici versi l'innamoramento diventa un fatto che ha a che fare con la storia sacra, con la colpa e con la memoria. Era il giorno ch'al sol si scoloraro è uno dei testi più studiati del
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Cecco Angiolieri: vita, sonetti e poesia comico-realistica
Nel Duecento la poesia d'amore parla spesso con voce alta. La donna è un angelo, l'amore rende migliori, il poeta si inchina. Poi arriva Cecco Angiolieri, senese, e dice il contrario. La donna è crudele, il padre è avaro, il denaro non basta mai. L'unico piacere affidabile è la taverna. Cecco è la voce più nota della poesia comico-realistica toscana. Non è però un poeta contro la letteratura. Conosce i modelli alti, li imita, poi li rovescia. Questo rovesciamento è il suo mes
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Io voglio del ver la mia donna laudare di Guido Guinizzelli: Analisi del testo
Quattordici versi bastano a Guido Guinizzelli per mettere in scena una donna nuova. Non è più la dama da servire con devozione cortese. È una presenza che migliora chi la guarda, al punto da fermare i cattivi pensieri e da convertire chi non crede.
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Tuttor ch'eo dirò gioi, gioiva cosa di Guittone d'Arezzo: Analisi del testo
Quattordici versi e una parola sola. In Tuttor ch'eo dirò gioi, gioiva cosa Guittone d'Arezzo ripete la radice gioi- venticinque volte, e lo fa per dire una cosa precisa: la donna amata è la gioia stessa. Il sonetto sembra un gioco. È un gioco serio, costruito con rigore, e mostra bene come si scriveva d'amore nel Duecento.
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Amor è uno desio che ven da' core di Iacopo da Lentini: Analisi del testo
Introduzione al sonetto
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Io m'aggio posto in core a Dio servire di Iacopo da Lentini: Analisi del testo
Un poeta decide di servire Dio per andare in paradiso. Pochi versi dopo, però pone una condizione: in paradiso ci va solo se c'è anche la sua donna. Il sonetto Io m'aggio posto in core a Dio servire si regge su questo rovesciamento, e lo fa con una calma disarmante. Non c'è sfida alla fede, non c'è scandalo dichiarato. C'è un amante che misura perfino il cielo sulla persona che ama.
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Iacopo da Lentini, il notaio che inventò il sonetto: La vita alla Corte di Federico II
Prima del dolce stil novo, prima di Petrarca, c'è un notaio siciliano. Si chiama Iacopo da Lentini. La tradizione critica gli attribuisce l'invenzione del sonetto: la forma metrica più longeva della poesia italiana, quella che attraversa sette secoli e arriva fino al Novecento. Quando Petrarca costruisce il Canzoniere, la forma che ha tra le mani nasce in una cancelleria imperiale della Sicilia di Federico II.
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Analisi del testo
Smontare i versi per comprenderne l'anima. In questa sezione entriamo nel laboratorio segreto dei grandi autori: dalle architetture metriche alle scelte lessicali, fino ai significati allegorici più nascosti. Un viaggio tra le pieghe delle parole per scoprire i meccanismi esatti con cui sono stati costruiti i capolavori della nostra letteratura, restituendo a ogni testo la sua forza originaria.
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