top of page

Il Cantico delle creature di San Francesco d’Assisi: Analisi del testo

25 ott
Tempo di lettura: 7 min

Aggiornamento: 3 giorni fa


Introduzione al Cantico delle creature


Composto nel XIII secolo, il testo è considerato tra le prime grandi opere poetiche in volgare italiano. La sua lingua non è ancora l’italiano moderno, ma un volgare umbro ricco di forme arcaiche, latinismi e influssi religiosi. Proprio questa miscela dà al componimento una forza particolare: le parole sono semplici, ma il pensiero è profondo.

Il Cantico delle creature è uno dei testi più celebri della letteratura italiana perché nasce all’incrocio tra preghiera, poesia e visione del mondo. San Francesco d’Assisi non guarda la natura come semplice scenario, ma come una comunità di “fratelli” e “sorelle” che lodano Dio con la loro stessa esistenza.

Il titolo con cui è più conosciuto, Cantico delle creature, mette al centro il rapporto tra il Creatore e il creato. Un altro titolo tradizionale, Laudes creaturarum, cioè “Lodi delle creature”, chiarisce ancora meglio la natura del testo: non è una descrizione naturalistica, ma una lode religiosa.


Il Cantico delle creature risale agli ultimi anni della vita del Santo. Secondo la tradizione, Francesco lo compose in un periodo segnato dalla malattia e dalla sofferenza fisica: in una notte travagliata dal male agli occhi, avrebbe avuto una visione divina che presagiva - con assoluta certezza - la sua eterna salvezza. Questo dato rende il testo ancora più sorprendente: non nasce da una condizione di serenità esteriore, ma da una fede capace di trasformare il dolore in lode.


Il componimento è una preghiera rivolta a Dio, chiamato “Altissimu, onnipotente, bon Signore”. Tutte le creature, dal sole alla luna, dal vento all’acqua, dal fuoco alla terra, diventano segni della bontà divina. Francesco non esalta la natura in modo autonomo, come se fosse sacra da sola. La contempla perché rimanda al Creatore.


Il testo ha anche un forte valore culturale. In un’epoca in cui la lingua della cultura e della liturgia era il latino, Francesco sceglie il volgare. Questo rende la lode più vicina al popolo e più adatta alla recitazione e al canto comunitario.


Un aspetto decisivo è l’uso delle parole “frate” e “sora”. Il sole, la luna, l’acqua e il fuoco non sono oggetti, ma presenze familiari. Questa scelta rivela una visione fraterna del mondo: ogni elemento del creato partecipa, a modo suo, alla lode di Dio.


Il metro del Cantico delle creature


Dal punto di vista metrico, il Cantico delle creature non segue uno schema regolare come il sonetto o la canzone. Non presenta versi di misura fissa né un sistema di rime perfettamente ordinato. È più corretto parlare di prosa ritmica o di lauda in volgare, pensata per essere cantata o recitata. La prosa è suddivisa, sulla base dei salmi biblici, in gruppi di due, tre e cinque versi.


Il ritmo nasce da diversi elementi:

  • la ripetizione della formula “Laudato si’, mi’ Signore”;

  • le enumerazioni delle creature;

  • le assonanze e le rime imperfette;

  • il tono solenne, vicino alla preghiera liturgica.


La ripetizione ha un ruolo fondamentale. Ogni strofa riprende la lode iniziale e aggiunge una creatura o una situazione umana. In questo modo il testo ha un andamento circolare e meditativo. Non procede come un racconto, ma come una preghiera che si allarga progressivamente.


La lingua è il volgare umbro del Duecento. Alcune forme possono risultare difficili oggi, per esempio “et” per “e”, “ka” per “che”, “mentovare” per “nominare”, “per” con il valore di “attraverso” o “a causa di”. La parafrasi serve proprio a rendere chiaro il significato senza perdere il legame con il testo originale.


Testo e parafrasi affiancata


Di seguito trovi il testo del Cantico delle creature con una parafrasi in italiano moderno. Il confronto affiancato aiuta a capire sia il contenuto religioso sia il valore poetico delle immagini.


Testo originale

Parafrasi

Altissimu, onnipotente, bon Signore,

Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.

Altissimo, onnipotente e buon Signore, a Te appartengono le lodi, la gloria, l’onore e ogni benedizione.

Ad te solo, Altissimo, se konfano,

et nullu homo ène dignu Te mentovare.

Solo a te, o Altissimo, si addicono queste lodi, e nessun essere umano è degno di nominarti.

Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le Tue creature, spetialmente messor lo frate sole,

lo qual è iorno, et allumini noi per lui.

Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:

de te, Altissimo, porta significatione.

Sii lodato, mio Signore, insieme a tutte le tue creature, specialmente per il signor fratello sole, che porta il giorno e attraverso il quale ci illumini. Ed esso è bello e splendente di grande luce: è segno di te, o Altissimo.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle:

in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Sii lodato, mio Signore, per sorella luna e per le stelle: le hai create nel cielo luminose, preziose e belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento

et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,

per lo quale a le tue creature dài sustentamento.

Sii lodato, mio Signore, per fratello vento, per l’aria, il cielo nuvoloso, il sereno e ogni condizione del tempo, attraverso cui dai sostegno alle tue creature.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’Aqua,

la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Focu,

per lo quale ennallumini la nocte:

et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Sii lodato, mio Signore, per sorella acqua, che è molto utile, umile, preziosa e pura.

Sii lodato, mio Signore, per fratello fuoco, con il quale illumini la notte: esso è bello, gioioso, vigoroso e forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,

la quale ne sustenta et governa,

et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Sii lodato, mio Signore, per nostra sorella e madre terra, che ci sostiene e ci nutre, e produce molti frutti, fiori colorati ed erba.

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore et sostengo infirmitate et tribulatione.

Sii lodato, mio Signore, per coloro che perdonano per amore tuo e sopportano malattie e sofferenze.

Beati quelli ke ’l sosterrano in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati.

Beati quelli che sopporteranno tutto questo in pace,perché da te, o Altissimo, saranno premiati.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare.

Guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;

beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,

ka la morte secunda no ’l farrà male

Sii lodato, mio Signore, per nostra sorella morte del corpo, dalla quale nessun essere umano vivente può fuggire.

Guai a coloro che moriranno nel peccato mortale; beati quelli che la morte troverà nella tua santissima volontà, perché la morte eterna non farà loro alcun male

Laudate et benedicete mi’ Signore et rengratiate

et serviateli cum grande humilitate.

Lodate e benedite il mio Signore, ringraziatelo e servitelo con grande umiltà.



Analisi del testo


Una buona Analisi del testo de Il Cantico delle Creature deve partire da un dato semplice: il componimento è costruito come una lode totale. Tutto ciò che esiste può diventare motivo di ringraziamento, anche ciò che a prima vista sembra difficile da accettare, come la malattia, la sofferenza e la morte.


Il testo si apre con un’invocazione a Dio. Francesco riconosce che solo a Dio spettano “laude, gloria, honore et onne benedictione”. Subito dopo dichiara che nessun essere umano è degno di nominarlo. Questa apparente contraddizione è centrale: l’uomo non è degno, ma può lodare Dio attraverso le creature.


Il componimento si sviluppa poi in tre grandi movimenti. Il primo celebra gli elementi del cosmo: sole, luna, stelle, vento, acqua, fuoco e terra. È la parte più famosa e più immediata: ogni creatura viene presentata con qualità precise. Il sole è bello e radiante, l’acqua è utile e casta, il fuoco è gioioso e forte, la terra è madre perché nutre e sostiene.


Il secondo movimento introduce gli esseri umani capaci di perdonare e sopportare la sofferenza. Qui il testo cambia tono. Dalla contemplazione della natura si passa alla vita morale. La lode non riguarda solo il creato visibile, ma anche le scelte interiori.


Il terzo movimento affronta la morte. Francesco la chiama “sora nostra morte corporale”, una formula sorprendente. La morte non viene negata né abbellita. Resta inevitabile, ma può essere accolta dentro una visione di fede.


Il valore simbolico delle creature


Le creature non sono descritte in modo neutro, ognuna ha un valore simbolico e spirituale.


Il sole occupa una posizione privilegiata. Viene chiamato “messor lo frate sole”, cioè “signor fratello sole”. È la creatura che più chiaramente “porta significatione” di Dio, perché illumina, riscalda e rende visibile il mondo. La sua luce rimanda alla luce divina.


La luna e le stelle rappresentano la bellezza del cielo notturno. Sono “clarite et pretiose et belle”, parole semplici ma efficaci. La notte non è solo oscurità, perché anche in essa Dio lascia segni di armonia.


L’acqua ha qualità morali: è utile, umile, preziosa e casta. L’aggettivo “umile” è molto importante. L’acqua non domina, ma serve. Scende verso il basso, disseta, purifica, sostiene la vita. Per questo diventa immagine di una virtù francescana essenziale.


Il fuoco, al contrario, è energia. È bello, giocondo, robusto e forte. Illumina la notte e offre calore. Nella visione di Francesco, anche la forza non è negativa se resta dentro l’ordine del creato.


La terra è definita “sora nostra matre terra”. L’accostamento tra sorella e madre è potente. La terra è vicina come una sorella, ma anche generatrice come una madre. Nutre, governa e produce frutti, fiori ed erba. Non è possesso umano, ma dono ricevuto.


Il Cantico non presenta una natura separata da Dio. Ogni creatura rimanda a lui. Il mondo non è adorato, ma letto come segno. Questa è una differenza decisiva rispetto a una semplice celebrazione della natura. Francesco propone anche un modo diverso di stare nel creato. L’essere umano non è padrone assoluto, ma parte di una fraternità più ampia. Chiamare il sole “frate” e l’acqua “sora” significa riconoscere una parentela spirituale tra tutte le realtà create.

Il testo invita a guardare il mondo con gratitudine e rispetto, senza ridurlo a strumento. La cura del creato, in questa prospettiva, nasce prima di tutto da uno sguardo riconoscente.


La morte come sorella


La strofa sulla morte è una delle più intense. Francesco chiama la morte “sorella” perché anche essa appartiene alla condizione umana. Nessuno può evitarla. La fede, però, cambia il modo di guardarla.


Il testo distingue tra “morte corporale” e “morte secunda”. La prima è la fine della vita fisica. La seconda indica la separazione definitiva da Dio. Per questo Francesco dice che la morte corporale non farà male a chi vive nella volontà divina. Questa parte dà al Cantico una profondità che va oltre la semplice lode della natura. Il componimento abbraccia tutta l’esistenza: la luce e il buio, la gioia e la prova, la vita e la morte.

Commenti


bottom of page