Movesi il vecchierel canuto et biancho di Francesco Petrarca: Analisi del testo
Un vecchio lascia la casa e i figli spaventati, cammina fino a Roma e cerca un volto. Poi il sonetto cambia direzione: il volto che il poeta cerca non è quello di Cristo, è quello di Laura. Movesi il vecchierel canuto et biancho è il sedicesimo componimento del Canzoniere di Petrarca. Si regge su un solo paragone, steso in undici versi e chiuso in tre, e su una parola, «cosí», che lo fa scattare.
Introduzione al sonetto
Il sonetto è il XVI dei Rerum vulgarium fragmenta, la raccolta che Petrarca chiamò «Fragmenta» e che oggi tutti chiamano Canzoniere. È tra i testi più studiati a scuola perché mostra con chiarezza una tecnica tipica del poeta: il paragone costruito con calma, nel quale la seconda metà rovescia il senso della prima.
La storia è semplice. Nelle quartine e nella prima terzina c'è un vecchio pellegrino. Nell'ultima terzina compare l'io del poeta, che si confronta con lui. Il vecchio cerca un'immagine sacra, il poeta cerca di ritrovare il volto di una donna negli altri volti.
Metro e Stile
Movesi il vecchierel è un sonetto: quattordici endecasillabi divisi in due quartine e due terzine. Lo schema delle rime, verificato sul testo, è ABBA, ABBA, CDE, CDE.
Strofa | Versi | Rime | Parole in rima |
Prima quartina | 1-4 | ABBA | biancho, fornita, sbigottita, manco |
Seconda quartina | 5-8 | ABBA | fianco, vita, s'aita, stanco |
Prima terzina | 9-11 | CDE | desio, colui, spera |
Seconda terzina | 12-14 | CDE | io, altrui, vera |
Le quartine hanno rima incrociata e usano le stesse due rime in entrambe: -anco (A) e -ita (B). Le terzine hanno rima replicata: -io, -ui, -era tornano nello stesso ordine.
Tre dettagli.
Le quattro parole in -anco (biancho, manco, fianco, stanco) sono tutte dedicate al corpo del vecchio: bianco di capelli, venuto meno, fianco antico, stanco. Il metro disegna il personaggio.
Le quattro in -ita (fornita, sbigottita, vita, s'aita) parlano di vita e di sostegno: ciò che è compiuto, ciò che spaventa, ciò che resta.
Le rime C della seconda parte uniscono «desio» e «io»: il desiderio del vecchio e l'io del poeta cadono sullo stesso suono, proprio dove il paragone si prepara a chiudersi.
Testo e parafrasi affiancata
Testo | Parafrasi |
Movesi il vecchierel canuto et biancho del dolce loco ov'à sua età fornita | Il vecchietto canuto e bianco si allontana dal caro luogo dove ha trascorso la sua vita |
et da la famigliuola sbigottita che vede il caro padre venir manco; | e dalla piccola famiglia sgomenta, che vede il caro padre venire meno; |
indi trahendo poi l'antiquo fianco per l'extreme giornate di sua vita, | poi, trascinando il corpo vecchio per gli ultimi giorni della sua vita, |
quanto piú pò, col buon voler s'aita, rotto dagli anni, et dal camino stanco; | si aiuta, per quanto può, con la buona volontà, spezzato dagli anni e stanco del cammino; |
et viene a Roma, seguendo 'l desio, per mirar la sembianza di colui | e arriva a Roma, seguendo il suo desiderio, per guardare l'immagine di colui |
ch'ancor lassú nel ciel vedere spera: | che spera di vedere ancora, lassù in cielo: |
cosí, lasso, talor vo cerchand'io, donna, quanto è possibile, in altrui | così, ahimè, io talvolta vado cercando, o donna, per quanto è possibile, negli altri |
la disïata vostra forma vera. | il vostro desiderato aspetto vero. |
Analisi del testo
Le quartine e la prima terzina formano una sola frase, che comincia con il verbo «Movesi» e si ferma ai due punti del verso 11. La sintassi è lenta apposta. Il lettore segue il vecchio passo dopo passo, come se camminasse con lui: parte, si trascina, si aiuta, arriva.
Il verbo iniziale è riflessivo: «movesi». Il vecchio non viene mosso da altri, si muove da sé. È un primo indizio di quello che il sonetto dirà alla fine, e cioè che il movimento di chi cerca nasce da un desiderio interno.
Il ritratto del vecchio
Il vecchio è descritto con aggettivi che insistono sulla fragilità: «canuto et biancho», «antiquo fianco», «rotto dagli anni», «stanco». Il diminutivo «vecchierel» e il collettivo «famigliuola» creano un tono di affetto. Non c'è ironia né distanza.
Colpisce quanto costa la partenza. La «famigliuola sbigottita» vede il padre «venir manco», cioè indebolirsi. Il vecchio lascia «il dolce loco» dove ha vissuto, e l'aggettivo «dolce» pesa: il viaggio costa un distacco reale. Per questo la forza del desiderio, «seguendo 'l desio», appare grande.
Il verso 7, «quanto piú pò, col buon voler s'aita», dice la cosa essenziale: non ha forze, ha volontà. Il corpo è rotto, la volontà lo sostiene.
Roma e l'immagine
Al verso 9 il vecchio «viene a Roma». Il testo non dice altro sulla città. Dice però perché ci va: «per mirar la sembianza di colui / ch'ancor lassú nel ciel vedere spera». La «sembianza» è l'immagine, il volto. «Colui» è Cristo, che il vecchio spera di vedere «ancor lassú nel ciel», cioè dopo la morte. Il verbo «mirar» è un verbo di sguardo attento, quasi contemplativo, e ritorna nel Canzoniere come verbo d'amore. L'avverbio «ancor» fa capire che il vecchio spera una conferma di ciò che in Roma vede in forma di immagine.
Il rovesciamento: «cosí»
La svolta è nel verso 12. «Cosí» apre il paragone: ciò che il vecchio fa per Cristo, il poeta lo fa per Laura. Ma qui è il testo a sorprendere. Il vecchio compie un viaggio vero, il poeta una ricerca interiore: «vo cerchand'io [...] in altrui». Cerca la forma di lei nei volti degli altri.
Il «lasso» (ahimè) del verso 12 e il «talor» (talvolta) cambiano il tono. L'io non ha la forza del vecchio, è stanco anche lui, e la sua ricerca è saltuaria. Il bisogno è però lo stesso.
Il verso finale
«La disïata vostra forma vera» è il verso che regge tutto. «Disïata» dice che il desiderio è la forza che muove, come per il vecchio. «Forma vera» dice che quanto il poeta trova negli altri è sempre un'approssimazione. Il volto vero di Laura resta altrove. La struttura del paragone mette dunque in rapporto due assenze: il volto di Cristo per il vecchio, il volto di Laura per il poeta. Entrambi si accontentano di un'immagine.
L'apostrofe «donna», al centro del verso 13, è il solo momento in cui il poeta si rivolge a lei. Dopo undici versi sul vecchio, il «voi» compare e chiude il sonetto in forma di dedica.
Un paragone ardito
Mettere accanto la fede di un pellegrino e la ricerca di una donna è una scelta forte, e i lettori l'hanno notata. Qui il paragone è dichiarato per analogia e non per identità: il poeta non dice che Laura sia Cristo. Dice che il suo gesto somiglia a quello del vecchio. Nella poesia di Petrarca la tensione tra amore terreno e orizzonte religioso è un tema ricorrente, e questo sonetto la anticipa nei primi componimenti della raccolta.
Interpretazioni discusse
Il sonetto ha più punti su cui i commenti non concordano.
La Veronica. Molti leggono «la sembianza di colui» come un'allusione alla Veronica, il velo con il volto di Cristo venerato a Roma. Il testo non nomina la Veronica: dice solo «sembianza». Il legame è un'interpretazione, sostenuta dalla tradizione dei pellegrinaggi e da un parallelo con la Vita nova di Dante, dove si parla di pellegrini che vanno a Roma per vedere l'immagine di Cristo.
Un pellegrinaggio reale? Alcuni lettori collegano il sonetto al Giubileo del 1300 e ai pellegrini che arrivarono a Roma. Altri lo leggono come puro paragone letterario, senza riferimento a un fatto preciso. Il testo non dà elementi per decidere.
Roma. Roma è la meta del vecchio e basta. Alcuni commenti vi vedono anche un riferimento alla città in cui Petrarca vive e scrive, ma il sonetto non lo dice. Nel testo Roma è solo il luogo dove si vede l'immagine.
Il rapporto tra Laura e Cristo. C'è chi vede nel paragone una gerarchia, con Laura come tramite verso il divino, e chi un confronto tra due desideri paralleli. Chi legge dall'interno del Canzoniere nota che già in questo sonetto l'amore terreno e la devozione sono avvicinati, non fusi.
«in altrui». Il verso 13 si può intendere come «negli altri volti» o, più in generale, «in altre persone». La parafrasi sceglie la prima lettura.



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