Io voglio del ver la mia donna laudare di Guido Guinizzelli: Analisi del testo
Quattordici versi bastano a Guido Guinizzelli per mettere in scena una donna nuova. Non è più la dama da servire con devozione cortese. È una presenza che migliora chi la guarda, al punto da fermare i cattivi pensieri e da convertire chi non crede.
Io voglio del ver la mia donna laudare è un sonetto di lode. Il poeta annuncia subito il proposito: dire il vero sulla donna. Per mantenerlo non descrive un volto. Costruisce una serie di paragoni, dalla rosa e dal giglio alla stella del mattino, dai fiori all'oro e alle gioie. Poi cambia registro. Nelle terzine la donna passa per la strada e la lode diventa racconto dei suoi effetti.
Introduzione
Il sonetto è attribuito a Guido Guinizzelli (Bologna, 1230 circa; Monselice, 1276), il poeta che Dante nel Purgatorio riconosce come padre dei poeti d'amore e che la critica considera il punto di partenza dello Stilnovo. La data di composizione non è nota, e anche la collocazione nella carriera del poeta è una ricostruzione.
Il testo si presta bene a chi si avvicina per la prima volta alla poesia delle origini. È breve, ha una struttura chiara e tiene insieme tre cose che nel Duecento si incontrano di rado: la lode, il linguaggio religioso e un'idea precisa di nobiltà. Non cerca l'effetto drammatico di una lauda come Donna de Paradiso. Lavora per accumulo e per misura.
Metro e stile del sonetto
Il componimento è un sonetto: quattordici versi divisi in due quartine e due terzine. I versi sono endecasillabi, cioè versi con l'ultimo accento forte sulla decima sillaba. Il primo verso fa eccezione, come vediamo sotto.
Lo schema delle rime è ABAB, ABAB nelle quartine e CDE, CDE nelle terzine. Le quartine hanno rime alternate, e le stesse due rime tornano in entrambe. Le terzine hanno tre rime ripetute nello stesso ordine.
Rima | Parole in rima |
A (quartine) | laudare, pare, âre, dare |
B (quartine) | giglio, somiglio, vermiglio, meglio |
C (terzine) | gentile, vile |
D (terzine) | salute, vertute |
E (terzine) | crede, vede |
Alcune osservazioni aiutano la lettura.
Le quartine hanno solo due rime. Otto versi su due suoni danno un effetto di insistenza, adatto a un testo che procede per elenco.
Tre forme di paragone. Nelle quartine compaiono asembrarli, somiglio e rasembro. Il tema del confronto è quindi marcato anche dal lessico, oltre che dalla struttura.
Le terzine ripetono lo schema. La seconda terzina riprende le tre rime della prima nello stesso ordine: gentile e vile, salute e vertute, crede e vede. Il passo è simmetrico e più disteso delle quartine.
Testo e parafrasi
Testo | Parafrasi |
Io voglio del ver la mia donna laudare ed asembrarli la rosa e lo giglio: più che stella dïana splende e pare, e ciò ch'è lassù bello a lei somiglio. | Voglio lodare la mia donna dicendo il vero e paragonarle la rosa e il giglio: risplende e si mostra più della stella del mattino, e a lei paragono tutto ciò che di bello c'è lassù, in cielo. |
Verde river' a lei rasembro e l'âre, tutti color di fior', giano e vermiglio, oro ed azzurro e ricche gioi per dare: medesmo Amor per lei rafina meglio. | A lei assimilo la verde riva e l'aria, tutti i colori dei fiori, il giallo e il rosso vivo, l'oro e l'azzurro e le ricche gioie da donare: per mezzo di lei lo stesso Amore si affina e diventa migliore. |
Passa per via adorna, e sì gentile ch'abassa orgoglio a cui dona salute, e fa 'l de nostra fé se non la crede; | Passa per la via, adorna, e così nobile che abbassa l'orgoglio di chi le rivolge il saluto, e lo rende partecipe della nostra fede, se non crede; |
e no·lle pò apressare om che sia vile; ancor ve dirò c'ha maggior vertute: null'om pò mal pensar fin che la vede. | e nessun uomo vile può avvicinarsi a lei; vi dirò ancora che ha un potere più grande: nessun uomo può pensare il male finché la vede. |
Alcune parole possono creare dubbi. Giano significa giallo e vermiglio un rosso vivo. River' indica verosimilmente le rive o la campagna lungo l'acqua. Gioi può voler dire gioie o gioielli. Anche adorna al verso 9 può riferirsi alla donna oppure alla via, e al verso 10 la sintassi lascia aperto chi sia a salutare: la parafrasi di Wikipedia intende chiunque porga il saluto, ma si può leggere anche il contrario, cioè chi riceve il suo saluto. Il senso generale non cambia, ma sono scelte di lettura.
Analisi del testo
Il primo verso promette verità. È un impegno singolare, perché il resto delle quartine non dice nulla di preciso sulla donna: non nomina i suoi tratti, non descrive il suo aspetto. Procede solo per somiglianze. In questa poesia dire il vero significa riconoscere la donna in ciò che il mondo ha di più bello e di più alto. Il modello delle quartine è il plazer provenzale, un genere in cui si elenca ciò che piace. Guinizzelli ne conserva la forma, l'accumulo, e la applica a una sola persona.
Le quartine: il mondo come misura
I paragoni vanno in tre direzioni.
I fiori. La rosa e il giglio aprono la serie e tornano al verso 6 con i colori dei fiori, il giallo e il rosso vivo. Wikipedia ricorda che rosa e giglio possono simboleggiare amore e purezza. È una possibile lettura simbolica, non un dato del testo.
Il cielo. La stella diana, cioè la stella del mattino, e il verso sul bello che sta lassù spostano il confronto in alto. La donna supera la stella, e per lei vale ciò che di meglio c'è in cielo.
I materiali preziosi. L'oro, l'azzurro, le gioie da donare chiudono la serie con immagini di ricchezza e di luce.
Il verso 8 fa da cerniera. Dice che Amore stesso, per mezzo della donna, si affina. Qui l'amore non è solo il sentimento di chi ama. È una forza che migliora grazie a lei. È una delle prime tracce, in questo sonetto, dell'idea che la donna renda più nobile ciò che tocca.
Le terzine: dalla somiglianza all'effetto
Con le terzine il testo cambia sintassi. L'elenco lascia il posto a una piccola scena: la donna passa per la via. Non fa nulla di particolare. Basta la sua presenza, e ne derivano quattro effetti: abbassa l'orgoglio di chi incontra il suo saluto, converte chi non crede, tiene lontano chi è vile, ferma i cattivi pensieri.
Il verso 13 annuncia che l'ultimo effetto è il più grande. Il lettore se lo aspetta, e il verso conclusivo lo mantiene con una frase breve e netta. Notiamo il fin che: l'effetto dura finché la si vede. È un potere legato allo sguardo, non a un gesto della donna.
Il linguaggio religioso
Nelle terzine il lessico passa al registro della fede: salute, fé, crede, vertute. Salute può voler dire sia saluto sia salvezza, e si può cogliere in quella parola un doppio senso.
Più impegnativo è il verso 11, in cui la donna converte chi non crede. Le letture possibili sono due, entrambe interpretazioni. La prima intende l'espressione come un'iperbole di lode, un gioco di linguaggio che porta nel testo d'amore una parola del sacro. La seconda vi vede un primo passo verso la donna angelicata, che nella poesia successiva diventa un tratto riconoscibile. Il testo, preso da solo, non permette di decidere. Per una lettura prudente basta registrare che Guinizzelli accosta la donna e il linguaggio religioso, senza ancora identificarla con un essere celeste.
La nobiltà d'animo
Due parole del sonetto sono vicine al nucleo della poetica di Guinizzelli: gentile e vile. La donna è gentile, e nessuno che sia vile può avvicinarsi a lei. È la nobiltà intesa come qualità interiore, non come nascita. Il sonetto non lo dice con un ragionamento. Lo mostra con l'effetto sulla persona che la guarda.
Il confronto con Al cor gentil rempaira sempre amore
La canzone Al cor gentil rempaira sempre amore, considerata il manifesto della nuova poesia, spiega a parole l'idea di fondo: amore e cuore gentile sono inseparabili, e la nobiltà non si eredita. Il sonetto parte dalla stessa idea, ma la mostra invece di argomentarla. Dove la canzone costruisce un ragionamento con immagini della natura e della scienza del tempo, il sonetto elenca e poi racconta un effetto. Sono due modi di arrivare alla stessa donna: uno più dottrinale, l'altro più vicino al canto.
Un secondo confronto possibile è con Tanto gentile e tanto onesta pare di Dante, nella Vita Nova: anche lì la donna passa e agisce su chi la guarda. Non è una citazione, ma una somiglianza di temi, e conviene verificarla su un commento prima di presentarla come dato.



Commenti