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Chiare, fresche et dolci acque di Francesco Petrarca: Analisi del testo
Un poeta guarda un ruscello e chiede alle acque di ascoltarlo. Non parla a una persona, parla a un luogo: l'acqua, il ramo, l'erba, i fiori, l'aria. In quel luogo, anni prima, ha visto la donna che ama. Ora immagina la propria morte e la vuole lì. Chiare, fresche et dolci acque è la canzone CXXVI del Canzoniere di Francesco Petrarca e una delle poesie più note della letteratura italiana. Si legge in fretta e si capisce a metà. Per questo conviene leggerla con calma.
Tempo di lettura: 8 min


Crin d'oro crespo e d'ambra tersa e pura di Pietro Bembo: Analisi del testo
Crin d'oro crespo e d'ambra tersa e pura (Bembo, Rime V): metro, testo con parafrasi affiancata e analisi del sonetto. Su Segni Di Carta.
Tempo di lettura: 7 min


Solo et pensoso i più deserti campi di Petrarca: Analisi del testo
Un uomo cammina da solo in un paesaggio vuoto e tiene gli occhi puntati a terra, per evitare le orme di altri uomini. Non cerca la natura: cerca un posto dove nessuno possa leggergli in faccia quello che prova. Eppure, in fondo, non è davvero solo. Solo et pensoso i più deserti campi è il sonetto XXXV del Canzoniere di Francesco Petrarca, e racconta in quattordici versi questa fuga che non riesce.
Tempo di lettura: 6 min


Giunto è già 'l corso della vita mia di Michelangelo Buonarroti: Analisi del testo
Giunto è già 'l corso della vita mia di Michelangelo (Rime 285): metro, testo con parafrasi affiancata e analisi. Su Segni Di Carta.
Tempo di lettura: 7 min


Voi che per li occhi mi passaste ’l core di Guido Cavalcanti: Analisi del testo
In quattordici versi Guido Cavalcanti racconta una morte che non uccide. Un uomo viene colpito da uno sguardo e si accorge, un verso dopo l’altro, di essere rimasto senza forze, senza voce e senza cuore. Non c’è un dialogo e non c’è un racconto: c’è una ferita, e la descrizione quasi clinica di ciò che la ferita provoca. Voi che per li occhi mi passaste ’l core è uno dei sonetti più noti di Cavalcanti e uno dei testi in cui il dolce stil novo mostra il volto più cupo.
Tempo di lettura: 5 min


Perch’i’ no spero di tornar giammai di Guido Cavalcanti: Analisi del testo
Un poeta è lontano da casa e pensa di non tornare più. Non scrive alla donna che ama: affida il messaggio alla sua stessa poesia. Perch’i’ no spero di tornar giammai è la ballata più nota di Guido Cavalcanti. Le parole, piccole e leggere, devono compiere un viaggio che il poeta non può fare, e portare alla donna anche qualcosa di più: la sua anima.
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Padre del ciel, dopo i perduti giorni di Francesco Petrarca: Analisi del testo
Un uomo si rivolge a Dio e comincia dal bilancio di ciò che ha sprecato. Giorni perduti, notti passate a vaneggiare, un desiderio feroce acceso dalla vista di una donna. Padre del ciel, dopo i perduti giorni è il sonetto LXII del Canzoniere di Francesco Petrarca, e si legge come una preghiera di pentimento. È anche uno dei testi in cui meglio si vede il conflitto che attraversa tutta la raccolta: l'amore per Laura da una parte, il desiderio di salvezza dall'altra.
Tempo di lettura: 6 min


Movesi il vecchierel canuto et biancho di Francesco Petrarca: Analisi del testo
Un vecchio lascia la casa e i figli spaventati, cammina fino a Roma e cerca un volto. Poi il sonetto cambia direzione: il volto che il poeta cerca non è quello di Cristo, è quello di Laura. Movesi il vecchierel canuto et biancho è il sedicesimo componimento del Canzoniere di Petrarca. Si regge su un solo paragone, steso in undici versi e chiuso in tre, e su una parola, «cosí», che lo fa scattare.
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La vita fugge et non s'arresta una hora di Francesco Petrarca: Analisi del testo
Il tempo passa, la morte arriva, e quello che resta è un uomo diviso tra ciò che ricorda e ciò che teme. Il sonetto 272 del Canzoniere di Francesco Petrarca comincia con un verso che i lettori italiani conoscono anche senza sapere da dove venga: «La vita fugge, et non s'arresta una hora». In quattordici versi Petrarca mette in fila passato, presente e futuro, li fa convergere su una sola ferita e chiude con l'immagine di una nave sfasciata. È uno dei testi più usati a scuola
Tempo di lettura: 7 min


Fiamma dal ciel su le tue treccie piova di Francesco Petrarca: Analisi del testo
Nel Canzoniere di Petrarca quasi tutto ruota intorno a Laura, al desiderio e al pentimento. Poi arriva un sonetto che non ha nulla di tutto questo. Non c'è una donna amata e non c'è un io che si lamenta: c'è una maledizione, rivolta a una città, che comincia chiedendo a Dio di farla bruciare. Fiamma dal ciel su le tue treccie piova è uno dei testi più violenti della raccolta, e uno dei pochi in cui la poesia amorosa lascia il posto all'invettiva politica e religiosa.
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Erano i capei d’oro a l’aura sparsi di Francesco Petrarca: Analisi del testo
Il sonetto comincia con un verbo all’imperfetto e con una luce. «Erano i capei d’oro»: non c’è un invito, non c’è un saluto, c’è un’immagine che il poeta ricorda e che nel ricordo brilla ancora. Quattordici versi bastano a Petrarca per mettere insieme una donna che sembra un angelo, un innamoramento improvviso e una frase finale che suona come una sentenza: anche se lei non fosse più com’era, la ferita resta. Erano i capei d’oro a l’aura sparsi è il numero 90 del Canzoniere (
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Era il giorno ch'al sol si scoloraro di Francesco Petrarca: Analisi del testo
Il terzo sonetto del Canzoniere racconta un incontro, ma non lo racconta come un incontro. Petrarca non dice dove né come ha visto Laura: dice in quale giorno è stato preso. E sceglie il giorno più carico del calendario cristiano, quello in cui il sole si oscura per la morte di Cristo. In quattordici versi l'innamoramento diventa un fatto che ha a che fare con la storia sacra, con la colpa e con la memoria. Era il giorno ch'al sol si scoloraro è uno dei testi più studiati del
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Io voglio del ver la mia donna laudare di Guido Guinizzelli: Analisi del testo
Quattordici versi bastano a Guido Guinizzelli per mettere in scena una donna nuova. Non è più la dama da servire con devozione cortese. È una presenza che migliora chi la guarda, al punto da fermare i cattivi pensieri e da convertire chi non crede.
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Al cor gentil rempaira sempre amore: Analisi del testo
Pochi testi hanno cambiato la direzione della poesia italiana d'amore con la semplicità di questa canzone. L'amore, dice Guido Guinizzelli, non è un sentimento che va e viene. Sta nel cuore gentile come il verde sta nella selva, come il calore sta nel fuoco. Non può stare altrove. E il cuore gentile non è quello di chi nasce in una famiglia nobile: è quello che la natura ha creato puro e capace di accogliere l'amore.
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Ahi lasso, or è stagion de doler tanto di Guittone d'Arezzo: Analisi del testo
Pochi testi del Duecento parlano di una sconfitta mentre la ferita è ancora aperta. «Ahi lasso, or è stagion de doler tanto» è il lamento di Guittone d'Arezzo per la battaglia di Montaperti. Non piange una donna. Piange Firenze e la giustizia che, secondo il poeta, la città ha tradito. A metà canzone il tono cambia: il compianto diventa sarcasmo.
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Tuttor ch'eo dirò gioi, gioiva cosa di Guittone d'Arezzo: Analisi del testo
Quattordici versi e una parola sola. In Tuttor ch'eo dirò gioi, gioiva cosa Guittone d'Arezzo ripete la radice gioi- venticinque volte, e lo fa per dire una cosa precisa: la donna amata è la gioia stessa. Il sonetto sembra un gioco. È un gioco serio, costruito con rigore, e mostra bene come si scriveva d'amore nel Duecento.
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Amor è uno desio che ven da' core di Iacopo da Lentini: Analisi del testo
Introduzione al sonetto
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Io m'aggio posto in core a Dio servire di Iacopo da Lentini: Analisi del testo
Un poeta decide di servire Dio per andare in paradiso. Pochi versi dopo, però pone una condizione: in paradiso ci va solo se c'è anche la sua donna. Il sonetto Io m'aggio posto in core a Dio servire si regge su questo rovesciamento, e lo fa con una calma disarmante. Non c'è sfida alla fede, non c'è scandalo dichiarato. C'è un amante che misura perfino il cielo sulla persona che ama.
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O Segnor, per cortesia di Iacopone da Todi: Analisi del testo
Analisi del testo di una delle Laude più violente di Iacopone da Todi. Il componimento è una ballata di ottonari e novenari, con rari endecasillabi, in cui Iacopone invoca su di sè tutte le malattie più atroci.
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Analisi del testo
Smontare i versi per comprenderne l'anima. In questa sezione entriamo nel laboratorio segreto dei grandi autori: dalle architetture metriche alle scelte lessicali, fino ai significati allegorici più nascosti. Un viaggio tra le pieghe delle parole per scoprire i meccanismi esatti con cui sono stati costruiti i capolavori della nostra letteratura, restituendo a ogni testo la sua forza originaria.
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